Non sono sessista ma…
…Una signorina non dovrebbe star seduta così
…questo non è un lavoro adatto a te
…a mia figlia non lo lascerei fare.
Dettàmi su come dovreste o non dovreste essere, più o meno velati, più o meno invadenti. Non temete per la vostra femminilità come fosse un’essenza stupenda che sboccia in seno se la pubertà è più o meno generosa. “Se oggi la femminilità è scomparsa, è perché non è mai esistita” scriveva Simone de Beauvior. Artificiosa, certo scomoda il più delle volte e da alcune fedelmente contrastata. Come “paladine della parità dei sessi”, un po’ ci è piaciuto quando è capitato che ci abbiano definite “maschiaccio”.

Perché?

Non è forse controproducente per la definizione di sé? Al di là del dispregiativo insito nel termine, “maschiaccio” è connotato positivamente: diventa sinonimo di naturalezza, spontaneità, ardore e autoefficacia. Fedeli alle antinomie, dirsi femmina a cuore aperto è difficile per alcune, in certi contesti, un po’ come dire all’amico metallaro che sì, ti piace Calcutta.
Le parole sono veicoli veloci ed efficaci, che ti travolgono quando tu avevi solo chiesto un passaggio. E diventano i tuoi stessi veicoli un giorno che ti svegli e parli con parole non tue. Chiami “femminuccia” il tuo amico per offenderlo e “poco di buono” la ragazza che ti ha fatto un torto. Per la perpetrazione di stereotipi debilitanti e del pregiudizio correlato, il linguaggio è un mezzo potente. Connesso in maniera biunivoca alla cognizione, non è da sottovalutare qualora si volessero incoraggiare cambiamenti ideologici e comportamentali in se stessi e negli altri.
A tal proposito, ecco un uso scorretto della comunicazione. 

La donna è per natura in una posizione subordinata, sembra suggerire questa locandina. “Ma è datata! Rilassati” voi mi direte… Perciò eccone alcune recenti

 


Si, bella e fresca come una fanciulla, ma attenta ad agire come una signora. E siccome queste due categorie non sono proprio note per la prerogativa di saper pensare, beh ragazzina, adattati e fallo come lo farebbe un uomo, cioè meglio. Ti verrà difficile usare un computer o dirigere un gruppo di persone, immagino! Devono esserci molte differenze rispetto al ferro da stiro a cui sei abituata, perciò se proprio vuoi lavorare in ambiti a te non adatti, per l’amor del cielo, fallo come lo farebbe un boss.


Basta volgere lo sguardo ai cartelloni pubblicitari che popolano le strade, cambiare canale, scorrere i post di un social network per vedere, ancora, l’oggettivazione del corpo femminile. Un capo d’abbigliamento, un bel corpo in vetrina, nessuna differenza. L’uno lo si vuole indossare, l’altro possedere ma entrambi hanno il medesimo effetto auspicato: incentivare il desiderio di acquistare.
Non sono femminista, ma mi permetto di dire che essere proprio questa metà della mela è un pò più difficile, che il sessismo benevolente ( che non è la cortesia ) è comunque sessismo, che l’attribuzione di colpa alla vittima delle molestie non è una leggenda metropolitana. E queste molestie, peraltro, sono normalizzate. Scandalizzarsi è il fatto strano. Perciò nessun sobbalzo, niente occhi strabuzzati se leggiamo della vicenda della scuola di preparazione all’esame per magistrati Diritto e scienza, diretta da Francesco Bellomo, “il magistrato delle minigonne imposte”. Un vero e proprio codice di comportamento veniva fatto sottoscrivere a chi avesse ottenuto una borsa di studio: obbligo di un dress code particolare, fatto di gonne corte, tacchi alti e trucco pesante. E non è tutto! Si è parlato anche di clausole inquietanti come quella che prevedeva la segretezza e quella che imponeva la valutazione di un eventuale fidanzato che ne avrebbe giudicato la possibilità o meno di rimanere con la borsista.
Non sono femminista… è che vorrei non avere fatti di cronaca recente da cui attingere per fare esempi di gesti così retrogradi e che ci fossero corsi di educazione alla non violenza per maschi e femmine che rendessero obsoleti i corsi di autodifesa per sole donne.
Non sono femminista eppure sto scrivendo un articolo che lo sembra proprio, non è vero? Ed è forse il mio scopo latente, mentre quello manifesto è mettere nero su bianco che essere spontanee, avere ardore, essere autoefficaci, indipendenti, forti non stride proprio per niente con la femminilità, sia essa una “secrezione delle ovaie”, un’essenza “congelata in un cielo platonico”, un prodotto di mercato.

Dalila