WHY SO SERIES – È inutile che stia qui a spiegarvi cosa si intende quando si parla di “nerd”. Siamo nel 2017, questo termine…

…viene utilizzato ormai da anni, ma è giusto ricordare la sua origine dato che, come tutto al giorno d’oggi, si è arrivati a un abuso che ha portato alla confusione tra questo e il termine geek (meno noto in Italia) con cui ci si riferisce a “una persona con un eccessivo entusiasmo in un certo campo di interesse, soprattutto per quanto riguarda il campo tecnologico-digitale”. Citando Wikipedia:

«Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene definito chi ha una certa predisposizione per la tecnologia ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione.»

L’assurdità della situazione è che, con il passare degli anni, partendo dalla “ghettizzazione” dei nerd in quanto sfigati e socialmente esclusi si è arrivati a una condivisione totale del loro stile di vita, il quale viene quasi considerato la normalità, soprattutto grazie alla diffusione dell’immagine con cui i media hanno rappresentato questa figura. Sicuramente le serie TV hanno avuto un ruolo fondamentale in questa diffusione, per cui non posso non fare esempi nel mondo telefilmico di figure di questo tipo.

  • In pole position va sicuramente il personaggio principale della serie TV Chuck.

    Chuck Bartowski è esattamente la rappresentazione dello stereotipo di nerd che tutti abbiamo al giorno d’oggi: alto e goffo, lavora nel reparto di informatica di un centro commerciale che, non a caso, si chiama “Nerd Herd”. La serie, per chi non dovesse conoscerla (Shame! Shame! Shame!), parla di come questo ragazzo qualunque si ritrovi a lavorare per i servizi segreti dopo aver assimilato in sé, per errore, l’Intersect, un super-archivio di dati top secret delle maggiori agenzie di intelligence americane, la CIA e l’NSA.

  • Altra serie che non può non essere citata in questa categoria è sicuramente The Big Bang Theory: nonostante la serie stia andando sempre più verso una ripetitività quasi inevitabile, soprattutto quando si va avanti per dieci stagioni (anzi, come vi avevo già detto, si andrà avanti sicuramente per altre due stagioni), il concept della serie rimane sempre quello. Tutto gira attorno a quattro nerd di prima categoria, tre di loro laureati in fisica, mentre il quarto è un ingegnere aerospaziale, e gioca molto su una comicità basata su stereotipi delle passioni dei nerd: giochi di ruolo alla Dungeons & Dragons, fumetti, videogiochi, serie TV e grandi classici di fantascienza cinematografici.

  • Serie sicuramente meno conosciuta ma che merita davvero l’attenzione di tutti è Silicon Valley. Prodotta dalla HBO, la serie racconta le vicende di quattro programmatori della Silicon Valley che lavorano per Erlich Bachman, il quale offre loro i mezzi per lavorare in cambio del 10% dei loro progetti. L’attenzione va in particolare su Richard Hendricks, il quale sviluppa un’applicazione di compressione dei file chiamata Pied Piper (il “pifferaio magico” – esiste davvero una pagina internet dedicata all’app di cui si parla nella serie, ma vi sconsiglio di andare se non volete incappare in spoiler, perché i produttori sono così precisi da aggiornare il tutto dopo la messa in onda di ogni nuovo episodio). A primo impatto può sembrare molto simile a The Big Bang Theory visti i quattro personaggi principali maschili, ma questa serie sviluppa una comicità del tutto diversa, con situazioni al limite dell’assurdo che sfociano sempre in un realismo tangibile: i ragazzi della Valley ci fanno vedere che la vita non è fatta di semplici battute sulla scienza o sulla fantascienza, ma che le fortune e, soprattutto, le sfortune esistono e ci vengono incontro in situazioni del tutto inaspettate.

  • Altra  serie poco conosciuta ma di cui vale la pena parlare è The IT Crowd. Inizio con il dirvi che questa serie la trovate tutta su Netflix, quindi potete lanciarvi quando volete in un pesante binge-watching: sono solo 24 episodi, e posso giurarvi che uno tira l’altro come neanche le ciliegie. Ambientata in una fittizia società londinese, la serie racconta le avventure e le disavventure del reparto informatica dell’azienda, il quale consta di tre figure principali: Maurice Moss, membro geniale con una totale mancanza di capacità di relazionarsi con terzi, Roy Trenneman, un tecnico informatico scansafatiche, e Jen Barber, donna che viene assunta per dirigere il reparto nonostante sia una perfetta incapace in ambito tecnologico e informatico. La bellezza di questa serie sta nella rappresentazione di situazioni paradossali, spesso anche al limite dell’assurdo, che vengono create dai personaggi stessi e che – solitamente – tendono a risolversi nel giro dell’episodio, il tutto con una comicità un po’ british, che gioca molto sui primi approcci della massa con la tecnologia, fattori che vi assicureranno una risata dopo ogni singolo episodio.

Chiara Testa