MALATESTA SHORT FILM FESTIVAL – I 3 giorni di festival raccontati attraverso le parole dei protagonisti ai microfoni di Uniradio.

….Continua il viaggio attraverso il Malatesta Short Film Festival…tra i corti fuori concorso, sempre per la categoria “Talenti a km 0”, è stato proiettato “A Paper Story”, una produzione di Emilio Rossi:

Malatesta Short Film Festival

Ciao Emilio, il tuo corto è realizzato con la tecnica dello stop motion, puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

«La stop motion, in realtà non è molto diversa dal cinema normale, dato che un video è composto da una sequenza di frame, ovvero immagini. L’unica differenza è che nella stop motion questi frame sono immobili, per cui si tratta di fotografare una scena e poi unendo insieme tutte le scene si crea l’animazione e il movimento. In questo caso le sequenze sono state fatte con la carta, che l’ha fatta da protagonista animando il tutto».

Chi si è occupato di disegnare e creare queste figure?

«Io, con tanta pazienta! Chiaramente non le ho ritagliate tutte perché sono più di seimila sagome diverse, quindi sarebbe stato un un problema. Abbiamo utilizzato delle riprese di persone reali che poi sono state divise tutte in frame e successivamente disegnate sulla carte. In seguito un’azienda le ha intagliate con il laser».

 

Quanto tempo ci è voluto?

«Sette mesi! Ma se si considera che ci sono 24 frame per ogni secondo, da disegnare e poi girare si intende subito il carico. Sette mesi di lavoro e dieci giorni, che ricordiamo bene, tutti di girato intensivo in questa stanza bellissima, perché è una “stanza senza tempo”; visto che in una stop motion non si può avere luce naturale, ma solo quella artificiale. Da lì uscivamo a mezzanotte ed entravamo la mattina dopo alle 8 con la stessa luce, detto così sembra quasi noioso, difatti ci vuole molta pazienza! Anche se assicuro che lavorando sempre con queste sagome di carta il bello arriva ad un certo punto. Quando a fine giornata, nel fare “play” dal monitor, vedi questa sagomina che ti parla e si muove, ciò per me è un’emozione infinita! Sembra veramente di darle vita in un certo senso. È la magia dello stop motion! Penso che sia la cosa più vicina al parto che un uomo possa vivere!».

Seimila sagome, sette mesi e lo spot dura solo 3 minuti, un lavoro impressionante!

Nel foyer dell’Eliseo era presente anche una mostra a tema cinematografico del Gruppo Fotografico 93 (curata da Fabio Liverani), con opere realizzate dagli allievi del corso di fotografia. Una delle foto che più ci ha colpiti è stata “Il tempo delle mele”, ispirata al film cult anni ’80. Film che ha segnato anche la generazione dell’autore, dipendente di un’azienda di caffè nei giorni feriali e amante della fotografia in quelli festivi:

Com’è nata l’idea di questa foto?

«È nata innanzitutto dalle numerose scatole Apple che ho a casa (ride). Quando ci hanno dato l’idea di questa mostra, dato che per dei neofiti è molto difficile cercare di riportare in fotografia un omaggio ai grandi film, io ho pensato: ragazzi, ma qui ci vuole un po’ di cultura ed io ne ho tanta sul caffè, vi posso regolare una macchina del caffè a occhi chiusi però per me fare uno scatto che sia un omaggio a un autore o film non è che sia così semplice!

Ci hanno detto vedrete che ce la facciamo, c’è tanto tempo!. In realtà mancavano appena tre settimane, e noi lavoriamo al di fuori di questo corso amatoriale. A quel punto ho cercato di pensare a qualcosa non ironico, anche se alla fine è venuto fuori ben altro. Ho preso lo spunto dal Tempo delle Mele anche se poi ognuno ci vede quello che vuole: ho fatto vedere ad alcune persone anche oltreoceano la foto e mi sono stupito delle risposte che mi sono arrivate perché hanno visto più di quello che volevo dire io.

La mia idea era questa, l’aggancio più palese al film sono sicuramente le mele, però se noi ci pensiamo in realtà c’è di più. Per me rappresenta il decennio ‘80. Io sono del ‘71 e il film è dell’84, ero in piena adolescenza. Tutti quelli della mia generazione l’hanno visto. Ricalca quei rapporti che adesso si stanno perdendo. Io, ad esempio, ho una figlia dodicenne e le devo togliere il telefono perché altrimenti ci sta sempre attaccata, in generale i ragazzini sono sempre piegati e isolati. Le scatole Apple riportano al tipo di rapporti che stiamo perdendo, perché l’inserimento della tecnologia è vero che ci rende smart, veloci, sempre connessi e ci sta innalzando, però questa bella mela sta marcendo. L’idea era anche questa.

Nel tempo delle mele c’è il primo inserimento della tecnologia che aliena le persone e lo si percepisce nella scena famosissima del walkman. Tutti ballano e i due protagonisti si isolano. Quindi l’idea era nata da lì, però ripeto, ognuno ci vede quello che vuole».

Ci sono altre foto realizzate da te nella mostra?

«Si, un’altra mia foto è quella che omaggia Basilicata Coast to Coast, quello però è uno scatto che ho fatto io a Maratea in occasione delle vacanze la scorsa estate.

Alcuni scatti dei ragazzi sono veramente validi proprio perché se li sono andati a cercare. Ad esempio per la foto ispirata a Rocco e i suoi fratelli l’autrice è andata proprio a Milano nella palestra originale. Oppure anche la foto della macchinetta delle fototessere, che riporta a Il Favoloso Mondo di Amèlie, è stata riconosciuta da chiunque; tra l’altro è stata scattata davanti alla facoltà di psicologia».

Quindi è stata una bella esperienza?

«Assolutamente bellissima e da rifare. Molto valido anche il corso presso il G.F. 93. Bisogna pensare anche che la macchina fotografica io la sapevo già usare ed il corso mi è servito per altre cose, mentre altri partecipanti non avevano nemmeno idea di come si accendesse una macchina fotografica. Alla luce delle foto che sono venute fuori vuol dire che le 8 lezioni sono decisamente servite a qualcosa».

Si chiude così l’esperienza del Malatetsta Short Film Festival. Per noi di Uniradio è stata un’esperienza emozionate e stimolante quella di essere media partner della prima edizione. Ce lo siamo vissuti a pieno e con gli occhi incollati davanti allo schermo abbiamo fantasticato, riso e imparato. Ringraziamo tutta l’organizzazione per averci dato questa possibilità e tutti gli intervistati per aver concesso qualche minuto a noi e alle nostre domande. Grazie per averci fatto sognare.

Giorgia Chionna