MALATESTA SHORT FILM FESTIVAL – La tre giorni cesenate interamente dedicata ai cortometraggi. Cosa è avvenuto al cinema Eliseo?

La Romagna, si sa, è patria indiscussa di talento, arte, musica, scultura, poesia e non da meno del cinema. Un Federico Fellinitalento a km 0, un giorno dichiarava: “Mi piace il cinema perché ricrea la vita in movimento, la esalta. Non è solo una forma d’arte, in realtà è una nuova forma di vita, con i suoi ritmi, cadenze, prospettive e trasparenze”. Una forma di vita, anzi un’infinità di forme di vita, ricreate alla perfezione dal MalatestaShort film festival. Una rassegna di cortometraggi in tre serate, che alla sua prima edizione ha eletto come location d’eccezione la città malatestiana e per essere sin da subito poco imparziali ci auguriamo che sia la prima di una lunga serie di edizioni.

Marco Solfrini – ideatore del Malatesta Short Film Festival

Dal 13 al 15 marzo il cinema Eliseo si è trasformato magicamente nel set di sensazioni ed emozioni impresse nella memoria digitale di una videocamera; nate dalla mente di registi provenienti da tutto il mondo e mostrate con orgoglio al “piccolo mondo” presente. Parola d’ordine del festival? I sogni sono leggeri. È proprio da un sogno, quello di Marco Solfrini, che è nato tutto. «Ero sempre costretto a vagabondare su e giù per l’Italia per partecipare ai festival del cinema, poi ho pensato: e se ne facessimo uno a Cesena? E se lo facessimo noi?». La passione per il cinema, che lo ha accomunato al suo gruppo di amici, ha fatto il resto. Non c’è niente da fare, avere un progetto ingegnoso e rischiare richiede una bella dose di coraggio, ma il più delle volte i risultati sono sorprendenti e il MalatestaShort ne è stato un valido esempio.

Perché un festival di cortometraggi?“Per tutti quelli a cui non basta una vita sola…è l’occasione di vivere una molteplicità di vite” si scorgeva dalla brochure dell’evento. Nel corso delle tre serate ne abbiamo vissute di vite essendo state proiettate diverse selezioni di opere, divise in tre categorie: dapprima lo spettatore è stato coinvolto in un salto nostalgico nell’infanzia con l’Animation, subito dopo in un viaggio attraverso storie e non storie dalle molteplici sfaccettature grazie alla sezione Fiction e per poi finire in uno spazio di riflessione portato magistralmente avanti dalla categoria Documentary.

Non è tutto qui: il MalatestaShort si è candidato a vero festival internazionale, mettendo in scena 47 opere provenienti da 118 paesi del globo. Tutte accuratamente selezionate fra le migliaia pervenute al team organizzativo. Ciascun corto è stato proposto in lingua originale, con sottotitoli appositamente assemblati per il festival (grazie al lavoro certosino di Sonia Bacchi e delle sua squadra).

Ciò ha permesso agli spettatori, non solo di vivere innumerevoli vite, ma anche di essere catapultati in così poco tempo in tanti mondi differenti. Mondi sognati, sperati, agognati o dimenticati, sconosciuti ed inesplorati. Insomma un festival a 360 gradi che ha saputo conciliare elegantemente cinema, divertimento e persino fotografia, attraverso la mostra fotografica “Fotografie di cinema” allestita per l’occasione nel foyer del cinema Eliseo e ispirata ad immagini famose nel mondo delle pellicole. Tutto ciò grazie all’incredibile creatività del Gruppo Fotografico 93 e del suo supervisor Fabio Liverani.

Francesco Selvi – regista del corto “Lontano Ovest”

Ogni serata è stata inaugurata ogni con la proiezione di un corto prodotto da un cosiddetto “talento a Km 0″; vale a dire un autore locale ma fuori dalla competizione. La prima serata è stata valorosamente avviata da “Lontano Ovest”, cortometraggio realizzato dal Francesco Selvi, (con la bellissima fotografia di Luca Nervegna) esso è persino girato a km 0 qui in Romagna. Sono bastati i pochi minuti per identificarsi nel cowboy protagonista, in viaggio attraverso un immaginario Far West. “Far” ma in fin dei conti non troppo distante dai suoi sogni più nascosti. “Lontano Ovest non è altro che una metafora, un invito a cambiare la traiettoria: non è detto che la via dell’oro (tanto per rimanere in clima western) sia necessariamente la via principale della vita”.

Nella seconda serata è toccato al talento a km 0 Martina Dall’Ara con il suo documentario “UnControl Room”. Focus privilegiato del documentario è stato ciò che l’autrice ha definito il controllo incontrollabile che caratterizza il lavoro degli operatori di videosorveglianza. Specificatamente la sua scelta è ricaduta sugli operatori di alcune sedi di monitoraggio di Milano: «Un giorno mi sono soffermata a guardare una delle tante videocamere posizionate ovunque ormai e la mia curiosità mi ha spinta a cercare gli occhi, quelli umani, che vi si muovono dietro. Ho scoperto che le cosiddette Control Room hanno un loro UnControl: le emozioni, le percezioni soggettive, il modo personale di vedere le cose e le persone».

Per congedare la sezione dei fuori concorso è stato scelto il corto di Emilio Rossi dal titolo “Energy Diary-a Paper Story”, una storia narrata con la tecnica della stop-motion; grazie alla quale il team di lavoro è riuscito a creare uno spot leggero nella visione ma incisivo e penetrante nei contenuti. Tutto ciò a sostegno di un utilizzo razionale e consapevole dell’energia.

L’ultima serata è arrivato il momento tanto atteso delle premiazioni: tre i cortometraggi selezionati dalla giuria ufficiale di esperti per essere collocati sul podio. Per la sezione Best Animation il primo posto è spettato ad “Arke” di Batuhan Koksal, un corto made in Turchia. Sullo sfondo di un mondo oscuro e di un cast composto da due spiriti fatti di luce, lo short ha portato alla ribalta il desiderio di conoscenza e l’istinto di autoaffermazione e prevaricazione che da sempre caratterizzano il genere umano. Ad annunciare il vincitore è stato Alberto Semprini, esperto di comunicazione, il quale facendosi portavoce della giuria ha dichiarato: «Due sono le ragioni che hanno guidato la nostra scelta: la prima è data dall’estetica accurata, che ci è apparsa subito come molto efficace e in linea con il messaggio simbolico; la seconda è proprio il messaggio, un messaggio per tutti e comunicato in maniera incisiva ed efficace».

Per la categoria Best Fiction è stato premiato il corto “Akita” di Alastair Cummings e John Hickman, targato United Kingdom. Akita ha portato in scena una storia più volte trattata nel mondo del cinema (un uomo trova un’ancora di salvezza da un’esistenza ordinaria e monotona grazie ad un amico a quattro zampe) ma che a quanto pare non smette di conquistare e di commuovere. Ad eleggerlo una rappresentante internazionale della giuria, Carina Doppler, esperta in comunicazione, media e marketing di origine austriaca: «Un corto che ha conquistato la giuria ufficiale per la qualità ottima delle scene – ha dichiarato Carina – ma soprattutto per il messaggio riguardante temi più attuali che mai quali la frustrazione e la solitudine, a cui si può porre fine anche grazie alla semplice compagnia di un cane».

Infine è stato Antonio Maraldi, direttore del Centro Cinema Città di Cesena, ad assegnare l’ultimo trofeo del festival. Per la categoria Best Documentary la scelta è ricaduta sul corto “My Deadly Beautiful City” di Victoria Fiore, anch’esso made in UK. Il focus del documentario è stato centrato sui residenti di una città industriale nella regione artica (tra le più inquinate al mondo) e su come l’inquinamento incida sul paesaggio e sulla vita stessa degli abitanti. Nonostante ciò essi continuano a definirla come “la mia città tremendamente bella”.

Così si è concluso questo primo esperimento (ben riuscito, e siamo ufficialmente di parte!) del festival di cortometraggi made in Cesena: un evento che ha saputo coinvolgere non solo esperti ed appassionati del genere ma anche chi, incuriosito da questo universo talvolta sottovalutato o comunque poco sponsorizzato, ha avuto l’occasione di prendervi parte, “a km 0”. A questo punto non ci resta che sperare in un “to be continued”, assicurando che Uniradio ci sarà!

Laura De Riso


Immagine tratta da: Pagina facebook ufficiale “Malatesta Short”