Forse non tutti sanno che l’odore della pioggia esiste ed ha un nome.

Petricore: odore che si sente quando piove sulla terra secca. Una parola suggestiva, che poeticamente sintetizza quell’universo di sensazioni che tutti associamo al momento in cui la pioggia spezza una lunga siccità. Come quell’universo di ideali che conduce un gruppo di giovani a metter su un “Antifascismo in versi” per spezzare un lungo silenzio. Anche quello ha un nome o, a seconda di come si vogliono vedere le cose, tanti nomi. Entusiasmo, determinazione, audacia, coraggio. Così è nato il progetto “Il Fiore del partigiano: Antifascismo in versi”, pensato e voluto dai Giovani Democratici di Cesena e concretizzato grazie alle speciali collaborazioni con l’A.N.P.I. Cesena, l’Istituto storico della Resistenza di Forlì-Cesena, la Federazione dei Giovani Socialisti e l’Associazione Universitari Cesena. Ovviamente fondamentale è stato il supporto e il genio dell’Associazione culturale Ishmael & The Elephant/We Reading.

«La cultura è molto importante, e lo è anche al servizio della politica poiché molti messaggi culturali vengono veicolati da testi che, descrivendo la realtà o dando una rappresentazione della realtà, riportano le esigenze delle persone. Con il progetto “We Reading” noi stiamo provando a portare in scena un connubio tra la vita e la letteratura. Poi nella vita c’è anche la politica» afferma Cesare Biguzzi, portavoce dell’Associazione culturale.

Nessun acceso dibattito politico o contestazione polemica. Questa volta i movimenti antifascisti hanno deciso di scendere in piazza con in mano un’arma privilegiata: quella della cultura. In questo modo un ordinario sabato 16 dicembre cesenate si è trasformato in qualcosa di (stra)ordinario: nell’aria del pomeriggio dicembrino, infatti, assieme al profumo di petricore, alle temperature confinanti con lo zero, alla magia dell’atmosfera prenatalizia e all’aroma di vin brulè, circolavano parole insolite, quelle tratte da brani e poesie sul tema della Resistenza.

A conferma del nome, “Antifascismo in versi” è riuscito a miscelare elegantemente politica e poesia, due concetti che nell’immaginario popolare quasi confinano con l’antitesi. Eppure la politica, come la poesia, è un’arte.

Ce lo hanno insegnato Giacomo Garaffoni e Fabio Bianchi, attori professionisti, che sono riusciti a dare un’aura romantica perfino all’ultimo coraggioso discorso che il parlamentare antifascista Giacomo Matteotti tenne alla Camera dei Deputati in quel famoso 30 maggio 1924 per denunciare i brogli elettorali dei fascisti. Sarebbe stato zittito per sempre dal regime solo qualche settimana dopo.

Dite quello che volete. L’antifascismo si fa anche mettendoci un po’ di poesia,

scrive Giacomo Garaffoni. E, dopo la magistrale interpretazione, direi che ci ha convinti.

Ce lo ha insegnato la senatrice Mara Valdinosi, che ha scelto di portare alla ribalta una poesia di Bertolt Brecht dal titolo emblematico e purtroppo ancora molto attuale A chi esita:

Su chi contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti respinti via dalla corrente? Resteremo indietro, senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi? O dobbiamo sperare soltanto in un colpo di fortuna? Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua.

Un invito a riflettere. Perché è questo il reale, autentico intento del progetto.

Queste le parole di Tommaso Pollarini, segretario in prima linea dei Giovani Democratici di Cesena:

«È partito tutto due mesi fa quando si sono cominciati a vedere i prodromi di uno sdoganamento, e cioè il fatto che esponenti di estrema destra stiano rientrando nelle istituzioni, nel paese reale. Allora ci siamo detti: perché non proviamo a riportare”, colpendo le persone anche emotivamente e quindi raccontando loro cos’era il fascismo nella vita delle persone. Questo lavoro fino a una decina di anni fa lo svolgevano le scuole. Adesso sembra esserci letteralmente una dimenticanza, un oblio di quello che fu.»

Si è parlato di “campanello d’allarme”. È  davvero necessario l’allarmismo?

«Il campanello d’allarme è nell’idea di un’attenzione alle soluzioni semplici, alle vie brevi, al pensiero corto, alla non complessità. Educhiamoci alla complessità, al pensiero lungo, al capire che le soluzioni sono integrate, richiedono tante competenze, tante menti e soprattutto richiedono l’impegno di tutti. Richiedono che ognuno sia protagonista, ma nelle istituzioni democratiche. Il sistema liberale è quello che oggi ci fa vivere in società che non sono perfette ma che ci permettono di dire che viviamo nella parte del mondo in cui si sta meglio. Noi stiamo dalla parte di chi il mondo l’ha ricostruito, non di chi l’ha ridotto in macerie

A proposito dell’essere protagonisti. Voi siete parte di un partito, quindi ovviamente attivi nell’ambito politico. Avete scelto di leggere il discorso di Matteotti, simbolo dell’antifascismo poiché martire per le proprie stesse idee. Pensate che al giorno d’oggi si è ancora disposti a sacrificarsi per i propri ideali? Esiste ancora un attivismo o domina una pigrizia intellettuale?

«Qualche giorno fa ho letto un articolo nel quale la realtà che emergeva era che i giovani di oggi non sono né disimpegnati né svogliati né ultraimpegnati. Sono un po’ disillusi, ma senza avere in realtà mai vissuto. È  come se nascessero con la disillusione. In parte lo imputo alle istituzioni. I giovani vanno plasmati. In questo Stato e in tutta Europa è stata completamente abolita la dimensione politica e anche di dissidio della realtà. Si parla sempre di diritti civili, di argomenti un po’ comodi, battaglie di retroguardia. I giovani sono disillusi, lo confermo, a volte facciamo molta fatica a far politica. Però quando le cose vengono loro poste nel modo giusto, ci sono casi di coinvolgimento. E stasera ne è stata una dimostrazione.»

In attesa di partecipare al prossimo “Reading militarizzato”, un in bocca al lupo ai Giovani Democratici per le future iniziative.

Laura De Riso