WHY SO SERIES – Mi ero ripromessa di tenere questa rubrica sul più generico possibile…

…parlando di grandi argomenti che includono più serie TV o notizie particolari del mondo televisivo. Dopo aver fatto un binge-watching compulsivo della seconda stagione (che è seguito a un precedente binge-watching natalizio della prima stagione su Netflix) non posso non dedicare un articolo a quella che ormai credo di poter ufficialmente definire una delle migliori creazioni televisive americane degli ultimi anni: Crazy Ex-Girlfriend.

 

La serie, creata da Rachel Bloom (che interpreta anche il personaggio principale) e Aline Brosh McKenna (scrittrice di sceneggiature di film di grande calibro come Il diavolo veste Prada e 27 volte in bianco), narra la storia di Rebecca Bunch, avvocato che lavora in uno dei migliori studi di New York e che, in seguito a una crisi di panico, decide di mollare il proprio lavoro di serie A per trasferirsi a West Covina, California, città natale del suo ex fidanzato storico, Josh Chan, sperando così di poter ritrovare la propria felicità e di riconquistare il cuore di Josh. La storia è simpaticamente riassunta nella sigla della prima stagione:

                 

 

Cercherò di fare una recensione spoiler-free, che vi spinga a vedere questa serie meravigliosa o, almeno, a dare una possibilità all’episodio pilota (tanto so già che quel singolo episodio vi farà capire quanto la vostra esistenza sia stata vuota fino ad adesso e non potrete fare altro che continuare la visione finché finale della seconda stagione non vi separi). Ciò che rende forte questa serie è riassumibile in quattro punti fondamentali:

  1. Presenta un forte personaggio principale femminile

Rebecca Bunch viene da subito presentata come la perfetta donna del ventunesimo secolo: studentessa di Hardard e laureata a Yale, con un Q.I. di 164, ha vissuto la sua vita fino al momento in cui ci viene presentata, dedicando anima e corpo alla carriera e al successo; per poi realizzare di stare sacrificando se stessa e la propria esistenza per la carriera, dimenticando la tanto ricercata felicità. Con un atto di fede decide di mollare tutto per perseguirla. Se non bastasse questo per adorarla, Rebecca lungo tutta la serie mostra un’immagine senza filtri della donna e fa vedere cosa vuol dire vivere la quotidianità come donna, in un mondo spesso sessista e che pone dei vincoli basati sull’aspetto esteriore e l’immagine che tutti si aspettano di vedere. Vi lascio il video di una esibizione del primo episodio per farvi capire cosa intendo:

2. Dà un punto di vista nuovo sui problemi di salute mentale

Con questa serie TV si ride e si scherza, ma la base di tutta la storia sono le nevrosi della protagonista: già dalle prime scene la vediamo affrontare la propria vita a suon di antidepressivi in quanto insoddisfatta della propria vita, e andando avanti con la storia vengono fuori sempre più traumi (una madre molto dura che non si fa problemi a dirle le cose così come stanno e un padre che l’ha abbandonata in giovane età) che spiegano le grandi insicurezze di questo personaggio e il suo bisogno di cercare certezze compiacendo gli altri. Il punto forte della serie è la delicatezza e l’ironia con cui vengono trattati questi temi, cercando di alleggerire il pesante significato che portano dietro attraverso numeri musicali ironici e battute esilaranti che fanno capire, in fondo, quanto sia facile riflettersi in questo complesso personaggio.

3. È facilissimo trovare un personaggio in cui immedesimarsi

Se proprio non siete tipi da abbandonare tutto e seguire l’idea dell’amore perfetto come Rebecca, la serie presenta un’innumerevole quantità di personaggi vari con cui è facile immedesimarsi: la collega e materna Paula, che la assiste nella sua caccia all’uomo dei suoi sogni; la vicina di casa, Heather, studentessa di psicologia che rappresenta il perfetto ideale di studente dei giorni nostri; Josh, l’amore d’infanzia di Rebecca, appassionato di sport, soprattutto di karate; Greg, il nuovo amico di Rebecca, amico d’infanzia di Josh e barista del bar più frequentato di West Covina, e Darryl, il nuovo capo di Rebecca.

4. Le esibizioni musicali

Ho lasciato il meglio alla fine. Per me, che sono appassionata di musical, questa è una serie che è solo pane per i miei denti, ma le esibizioni delle due stagioni variano su tutti i possibili stili musicali, sempre ironizzando sui testi (e anche sulle canzoni originali) e sui collegamenti tra trama e canzoni (perché sì, tutte le canzoni sono legate alla trama e sono fondamentali per l’episodio). Ci sono pezzi che richiamano spettacoli teatrali, riferimenti a Katy Perry, Ciara, Billy Joel, Shakira, Bruno Mars, pezzi del tutto in rap e riferimenti culturali stranieri, come la cultura ebraica (nella seconda stagione c’è anche Patti LuPone come guest star!). Ci sono anche esibizioni che richiamano Ed Sheeran, ma non mancano brani esilaranti, come uno che cerca di far capire che il seno delle donne non è poi così sexy, uno sullo stalking ai tempi dei social o uno sulle infezioni del tratto urinario.

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se non quello che già altri hanno detto su internet: “per concludere, è come un musical Disney fatto per adulti (un po’ cinici).”

Chiara Testa